In Sardegna, la pietra c'è da sempre
Il muro a secco non è una moda: è il modo in cui quest'isola disegna il suo paesaggio da migliaia di anni. Una breve storia di un'arte che Giovanni porta avanti.
Un'arte antica quanto l'isola
I nuraghi
Migliaia di torri in pietra, costruite a secco — senza malta — incastrando blocco su blocco. La tecnica del muro a secco è nel DNA della Sardegna fin dalla preistoria.
Il granito e gli stazzi
In Gallura il granito affiora ovunque. Pastori e contadini ne hanno fatto muri, recinti e stazzi: la pietra del posto, lavorata a mano, diventa confine, riparo e casa.
Il ginepro e il legno
Sui muri di granito poggiavano travi e coperture in legno: il ginepro della Gallura, robusto e resistente, dava forma a tetti, pergole e verande. Pietra e legno, da sempre, lavorano insieme.
Le tancas
Con l'editto del 1820 i terreni vengono recintati: nasce la rete di muri a secco — le tancas — che ancora oggi attraversa tutta l'isola. Il paesaggio sardo prende la forma che conosciamo.
Riconoscimento UNESCO
L'arte del muro a secco entra nel Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità UNESCO, candidata dall'Italia insieme ad altri sette Paesi. Un sapere da custodire.
"Tancas serradas a muru" — terre chiuse dal muro
Il verso del poeta Melchiorre Murenu, scritto dopo l'editto del 1820, racconta quanto questi muri siano parte dell'anima sarda.
Un patrimonio che si costruisce ancora
Giovanni costruisce il prossimo capitolo
Ogni muro che firma oggi nasce dalla stessa tecnica di sempre, con il granito della Gallura. Scegliere Giovanni significa affidare il proprio progetto a chi custodisce quest'arte.
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